20 giugno 2017

Jon Kalman Stefansson - I pesci non hanno gambe (Iperborea, 2013)



Recensione di un libro triste


Alla fine ce l'ho fatta a finirlo questo romanzo islandese, molte volte ho pensato di mollarlo ma sono riuscito ad arrivare fino in fondo. Perché tutto sommato è scritto bene e Stefansson ha una narrativa molto poetica (del resto ha pubblicato diversi libri di poesie). Ma è un libro triste, forse uno dei più tristi che abbia mai letto. Una storia famigliare (e del resto "Storia di una famiglia" è il sottotitolo). Ho avuto molte difficoltà a raccapezzarmi fra i molti personaggi, un po' per i nomi complicatissimi e poi per i continui flashback: a volte non capivo se stavo leggendo un episodio degli anni passati o contemporaneo. Non c'è una trama vera e propria ma un continuo di episodi (ovviamente tristissimi) e di flussi di coscienza. Della Scandinavia abbiamo un'idea romantica e un po' ingenua di paesi dove tutti sono felici e dove tutto funziona. Le immagini che ci arrivano dagli uffici turistici di queste nazioni sono tutte realizzate d'estate con il sole, la gente felice e paesaggi da sogno. L'Islanda di questo libro è un posto nero, dove fa sempre freddo, dove il lavoro è duro e il mare e gli agenti atmosferici sono continue minacce. Gli uomini sono sempre in mare a pescare e le donne rimangono sole ad aspettarli. E sono donne che impazziscono, cercano di suicidarsi o subiscono violenza. E a questo proposito l'episodio finale poi è talmente triste che fa perfino rabbia.

30 maggio 2017

3 aprile 2017

Alicia Giménez Bartlett - Uomini nudi

Vincitore del Premio Planeta 2015 (un po' l'equivalente dello Strega per la letteratura spagnola), è un libro che parla dei tempi che stiamo vivendo, tempi di crisi, ed è un po' una via di mezzo fra il realismo critico e il noir. Fino a che punto siamo in grado di mettere in gioco la nostra dignità? E sappiamo fino a cosa saremmo in grado di trasformarci per far fronte alle circostanse che la vita ci presenta?
I protagonisti della storia sono due: Javier, professore di letteratura che rimane disoccupato, non sopporta la situazione in cui si trova con la fidanzata che lo mantiene, incontra Ivan che lo convince a provare un lavoro che seppur legale, lo fa uscire dai canoni della "rispettabilità", tanto che alla fina la ragazza lo molla e lo caccia di casa. Irene, quarantaduenne a capo di un'industria in crisi ereditata dal padre. Viene mollata dal marito (che l'avave sposata per interesse) per una ragazza più giovane, e dopo una vita senza una macchia, sempre assecondando i canoni della rispettabilità che ci si aspetta da una donna del suo rango, viene portata a vivere esperienze un po' fuori dagli schemi dalla sua amica Genoveva.
Per buona metà del libro Javier e Irene vivono su binari paralleli, poi come ci lascia intuire l'autrice i due si incontrano, e qui la storia prende una piega decisamente diversa. La narrazione è in prima persona e affidata ai vari personaggi dell'intreccio, una tecnica che ho notato in diversi libri spagnoli contemporanei. Mi è piaciuto molto, ed è un libro che fa riflettere. (Ho messo la copertina italiana ma ho letto la versione originale in spagnolo.)

2 gennaio 2017

Oltre il rumore

Dopo l'acquisto avevo rimandato la lettura di questo ebook alle vacanze di Natale, (che non ho fatto, ma ho comunque trovato il modo di leggerlo.) Non credo di aver mai letto un libro su internet, e non l'avesse scritto Antonio Pavolini, che ho avuto il piacere di conoscere ai tempi d'oro dei podcast indipendenti e dei barcamp, probabilmente non avrei mai letto neanche questo. Forse perché mi ritengo abbastanza scaltro da riuscire a muovermi nei meandri della rete senza problemi. Eppure si è rivelata una lettura sicuramente interessante. Me l'aveva detto subito Antonio: "ti riconoscerai in alcune situazioni", e in effetti è vero. Diciamo subito che non è uno di quei libri in cui l'autore si vanta di essersi collegato alle prime BBS coi modem a legna degli anni 90 e poi fare la prima paginetta web su Geocities e via discorrendo. Il succo del libro è tutto nel sottotitolo "Perché non dobbiamo farci raccontare internet dai giornali e dalle TV". Viene fatta un'attenta analisi del rapporto fra media tradizionali (giornali TV, radio) e quelli ormai neanche più tanto nuovi che hanno una connotazione prettamente online. Ampio spazio viene dedicato ai "social". Nel vario caos di questo genere di siti mi sono perso Tumblr, non so, non mi ci sono mai trovato, c'era un periodo in cui avevo deciso di "degooglizzarmi" e spostai il mio blog su questa piattaforma, per tornare poi subito su blogger visto che tumblr, che mi sembrava più che altro un twitter pompato, non faceva al caso mio. Manca forse un'analisi di quello che almeno secondo me me è un fenomeno relativamente nuovo della rete: Reddit (usatissimo dai vari media tradizionali come Repubblica e Corriere dove trovano tutti quei video bizzarri che generano molti click). Ma va detto che in Italia, non ha ancora preso piede come in America dove è fra i siti più visitati. Anche per me è una scoperta relativamente recente, mi piace perché vi si ritrova quella sorta di "anarchia" dei vecchi gruppi di discussione di Usenet che sui vari social è andata perduta, e la ragione viene ben spiegata nel libro: una delle cose che mal sopporto di Facebook è la difficoltà di andare a ritrovare un vecchio post nella propria bacheca; per non parlare dei gruppi, luogo dove le discussioni sono effimere e se non salviamo qualcosa che troviamo davvero interessante sarà estremamente difficile andarlo a ripescare alla distanza di solo qualche mese. Perché come spiega Pavolini questi social sembrano voler fare in modo di diseducarci alla memoria, al ricordo, alla riflessione, al confronto, alla verifica. E anche quando sulla bacheca di FB ti spunta un vecchio post di anni fa chiedendoti se vuoi condividerlo, è una scelta sua, non nostra. Questo perché i nuovi fruitori dei social sono persone abituate ai media tradizionali, telespettatori abituati alla fuggevolezza dei contenuti che si vedono propinare non per loro scelta.

14 ottobre 2016



Constantin Hansen (Roma, 1808 - Copenhagen, 1880)
Modella che riposa

Museo "Ny Carlsberg Glyptotek", Copenhagen

27 agosto 2016

Irene Nemirovsky - Suite Francese


Un libro straordinario che racconta i giorni dell'occupazione nazista in Francia. La cosa incredibile è che si tratta di una narrazione quasi in tempo reale visto che l'autrice stava vivendo quelle vicende sulla sua pelle mentre le raccontava, eppure la guerra, l'occupazione sembrano quasi rimanere in secondo piano, ciò che salta agli occhi è l'incredibile analisi di come reagisce l'uomo in circostanze straordinarie con i personaggi che mettono a nudo tutta la loro meschinità.

Suite Francese avrebbe dovuto essere un grande libro diviso in cinque sezioni, un'opera epica sulla guerra e l'occupazione nazista inspirata per certi versi a Guerra e Pace, e del capolavoro di Tolstoj è possibile individuare qui e lì alcuni paralleli. Purtroppo ci sono giunte solo due parti, delle altre tre sono stati trovati solo alcuni abbozzi nei diari dell'autrice che morirà ad Aschwitz lasciando l'opera incompiuta. Credo che se fosse riuscita a portarla a termine avremmo avuto uno dei più grandi capolavori della letteratura del '900.

IRENE NEMIROVSKY
SUITE FRANCESE
EDIZIONI: ADELPHI
TITOLO ORIGINALE: SUITE FRANÇAISE
PUBBLICATO POSTUMO NEL 2004

25 luglio 2016

Il signore degli orfani - Adam Johnson



Ho cominciato questo libro avendo solo una vaga idea di cosa trattasse, sapevo che era ambientato in Corea del Nord ma per qualche motivo credevo si trattasse di un giallo. Sapevo anche che aveva vinto il Pulitzer e questo comunque ne giustidicava la lettura. Devo dire che ho scoperto un mondo terribile e affascinante allo stesso tempo. Con Il signore degli orfani si entra nel paese più chiuso del pianeta, la Corea del Nord appunto, si capisce come è organizzata questa dittatura dove il Caro Leader è visto come una divinità e può disporre a piacimento del bene o del male, se si invaghisce di una cantante d'opera giapponese si manda un commando a rapirla, i suoi luogotenenti rimangono fidati solo fino a quando gli conviene, e come tutti gli abitanti del paese sanno bene che un solo piccolo errore può costargli caro e farli spedire dritti nei terribili gulag "rieducativi" dove difficilmente ne usciranno vivi.

Il protagonista è un orfano di nome Jun Do che ricorda un po' il John Doe americano, ossia il personaggio comune, il "Mario Rossi", che per via di vicende assai complesse si troverà a prendere il posto di un famoso gerarca.

È difficile riuscire a sapere come funziona effettivamente la vita di tutti i giorni in Corea del Nord, tutte le immagini che ci arrivano sono edulcorate dal regime, Adam Johnson stesso, in un suo viaggio nel paese ha potuto visitare solo quello che i rigidi protocolli gli hanno consentito, quindi parte di quanto narrato si basa sui racconti degli esuli e parte è frutto di speculazioni dell'autore. Alla fine della lettura il messaggio chiaro e semplice che ci trasmette il libro è quanto siano terribili le dittature, che come la metafora usata nei campi di prigionia, succhiano il sangue dei cittadini.

ADAM JOHNSON
IL SIGNORE DEGLI ORFANI
EDIZIONI: MARSILIO
TITOLO ORIGINALE: THE ORPHAN MASTER'S SON