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20 giugno 2017

Jon Kalman Stefansson - I pesci non hanno gambe (Iperborea, 2013)



Recensione di un libro triste


Alla fine ce l'ho fatta a finirlo questo romanzo islandese, molte volte ho pensato di mollarlo ma sono riuscito ad arrivare fino in fondo. Perché tutto sommato è scritto bene e Stefansson ha una narrativa molto poetica (del resto ha pubblicato diversi libri di poesie). Ma è un libro triste, forse uno dei più tristi che abbia mai letto. Una storia famigliare (e del resto "Storia di una famiglia" è il sottotitolo). Ho avuto molte difficoltà a raccapezzarmi fra i molti personaggi, un po' per i nomi complicatissimi e poi per i continui flashback: a volte non capivo se stavo leggendo un episodio degli anni passati o contemporaneo. Non c'è una trama vera e propria ma un continuo di episodi (ovviamente tristissimi) e di flussi di coscienza. Della Scandinavia abbiamo un'idea romantica e un po' ingenua di paesi dove tutti sono felici e dove tutto funziona. Le immagini che ci arrivano dagli uffici turistici di queste nazioni sono tutte realizzate d'estate con il sole, la gente felice e paesaggi da sogno. L'Islanda di questo libro è un posto nero, dove fa sempre freddo, dove il lavoro è duro e il mare e gli agenti atmosferici sono continue minacce. Gli uomini sono sempre in mare a pescare e le donne rimangono sole ad aspettarli. E sono donne che impazziscono, cercano di suicidarsi o subiscono violenza. E a questo proposito l'episodio finale poi è talmente triste che fa perfino rabbia.

3 aprile 2017

Alicia Giménez Bartlett - Uomini nudi

Vincitore del Premio Planeta 2015 (un po' l'equivalente dello Strega per la letteratura spagnola), è un libro che parla dei tempi che stiamo vivendo, tempi di crisi, ed è un po' una via di mezzo fra il realismo critico e il noir. Fino a che punto siamo in grado di mettere in gioco la nostra dignità? E sappiamo fino a cosa saremmo in grado di trasformarci per far fronte alle circostanse che la vita ci presenta?
I protagonisti della storia sono due: Javier, professore di letteratura che rimane disoccupato, non sopporta la situazione in cui si trova con la fidanzata che lo mantiene, incontra Ivan che lo convince a provare un lavoro che seppur legale, lo fa uscire dai canoni della "rispettabilità", tanto che alla fina la ragazza lo molla e lo caccia di casa. Irene, quarantaduenne a capo di un'industria in crisi ereditata dal padre. Viene mollata dal marito (che l'avave sposata per interesse) per una ragazza più giovane, e dopo una vita senza una macchia, sempre assecondando i canoni della rispettabilità che ci si aspetta da una donna del suo rango, viene portata a vivere esperienze un po' fuori dagli schemi dalla sua amica Genoveva.
Per buona metà del libro Javier e Irene vivono su binari paralleli, poi come ci lascia intuire l'autrice i due si incontrano, e qui la storia prende una piega decisamente diversa. La narrazione è in prima persona e affidata ai vari personaggi dell'intreccio, una tecnica che ho notato in diversi libri spagnoli contemporanei. Mi è piaciuto molto, ed è un libro che fa riflettere. (Ho messo la copertina italiana ma ho letto la versione originale in spagnolo.)

2 gennaio 2017

Oltre il rumore

Dopo l'acquisto avevo rimandato la lettura di questo ebook alle vacanze di Natale, (che non ho fatto, ma ho comunque trovato il modo di leggerlo.) Non credo di aver mai letto un libro su internet, e non l'avesse scritto Antonio Pavolini, che ho avuto il piacere di conoscere ai tempi d'oro dei podcast indipendenti e dei barcamp, probabilmente non avrei mai letto neanche questo. Forse perché mi ritengo abbastanza scaltro da riuscire a muovermi nei meandri della rete senza problemi. Eppure si è rivelata una lettura sicuramente interessante. Me l'aveva detto subito Antonio: "ti riconoscerai in alcune situazioni", e in effetti è vero. Diciamo subito che non è uno di quei libri in cui l'autore si vanta di essersi collegato alle prime BBS coi modem a legna degli anni 90 e poi fare la prima paginetta web su Geocities e via discorrendo. Il succo del libro è tutto nel sottotitolo "Perché non dobbiamo farci raccontare internet dai giornali e dalle TV". Viene fatta un'attenta analisi del rapporto fra media tradizionali (giornali TV, radio) e quelli ormai neanche più tanto nuovi che hanno una connotazione prettamente online. Ampio spazio viene dedicato ai "social". Nel vario caos di questo genere di siti mi sono perso Tumblr, non so, non mi ci sono mai trovato, c'era un periodo in cui avevo deciso di "degooglizzarmi" e spostai il mio blog su questa piattaforma, per tornare poi subito su blogger visto che tumblr, che mi sembrava più che altro un twitter pompato, non faceva al caso mio. Manca forse un'analisi di quello che almeno secondo me me è un fenomeno relativamente nuovo della rete: Reddit (usatissimo dai vari media tradizionali come Repubblica e Corriere dove trovano tutti quei video bizzarri che generano molti click). Ma va detto che in Italia, non ha ancora preso piede come in America dove è fra i siti più visitati. Anche per me è una scoperta relativamente recente, mi piace perché vi si ritrova quella sorta di "anarchia" dei vecchi gruppi di discussione di Usenet che sui vari social è andata perduta, e la ragione viene ben spiegata nel libro: una delle cose che mal sopporto di Facebook è la difficoltà di andare a ritrovare un vecchio post nella propria bacheca; per non parlare dei gruppi, luogo dove le discussioni sono effimere e se non salviamo qualcosa che troviamo davvero interessante sarà estremamente difficile andarlo a ripescare alla distanza di solo qualche mese. Perché come spiega Pavolini questi social sembrano voler fare in modo di diseducarci alla memoria, al ricordo, alla riflessione, al confronto, alla verifica. E anche quando sulla bacheca di FB ti spunta un vecchio post di anni fa chiedendoti se vuoi condividerlo, è una scelta sua, non nostra. Questo perché i nuovi fruitori dei social sono persone abituate ai media tradizionali, telespettatori abituati alla fuggevolezza dei contenuti che si vedono propinare non per loro scelta.

27 agosto 2016

Irene Nemirovsky - Suite Francese


Un libro straordinario che racconta i giorni dell'occupazione nazista in Francia. La cosa incredibile è che si tratta di una narrazione quasi in tempo reale visto che l'autrice stava vivendo quelle vicende sulla sua pelle mentre le raccontava, eppure la guerra, l'occupazione sembrano quasi rimanere in secondo piano, ciò che salta agli occhi è l'incredibile analisi di come reagisce l'uomo in circostanze straordinarie con i personaggi che mettono a nudo tutta la loro meschinità.

Suite Francese avrebbe dovuto essere un grande libro diviso in cinque sezioni, un'opera epica sulla guerra e l'occupazione nazista inspirata per certi versi a Guerra e Pace, e del capolavoro di Tolstoj è possibile individuare qui e lì alcuni paralleli. Purtroppo ci sono giunte solo due parti, delle altre tre sono stati trovati solo alcuni abbozzi nei diari dell'autrice che morirà ad Aschwitz lasciando l'opera incompiuta. Credo che se fosse riuscita a portarla a termine avremmo avuto uno dei più grandi capolavori della letteratura del '900.

IRENE NEMIROVSKY
SUITE FRANCESE
EDIZIONI: ADELPHI
TITOLO ORIGINALE: SUITE FRANÇAISE
PUBBLICATO POSTUMO NEL 2004

25 luglio 2016

Il signore degli orfani - Adam Johnson



Ho cominciato questo libro avendo solo una vaga idea di cosa trattasse, sapevo che era ambientato in Corea del Nord ma per qualche motivo credevo si trattasse di un giallo. Sapevo anche che aveva vinto il Pulitzer e questo comunque ne giustidicava la lettura. Devo dire che ho scoperto un mondo terribile e affascinante allo stesso tempo. Con Il signore degli orfani si entra nel paese più chiuso del pianeta, la Corea del Nord appunto, si capisce come è organizzata questa dittatura dove il Caro Leader è visto come una divinità e può disporre a piacimento del bene o del male, se si invaghisce di una cantante d'opera giapponese si manda un commando a rapirla, i suoi luogotenenti rimangono fidati solo fino a quando gli conviene, e come tutti gli abitanti del paese sanno bene che un solo piccolo errore può costargli caro e farli spedire dritti nei terribili gulag "rieducativi" dove difficilmente ne usciranno vivi.

Il protagonista è un orfano di nome Jun Do che ricorda un po' il John Doe americano, ossia il personaggio comune, il "Mario Rossi", che per via di vicende assai complesse si troverà a prendere il posto di un famoso gerarca.

È difficile riuscire a sapere come funziona effettivamente la vita di tutti i giorni in Corea del Nord, tutte le immagini che ci arrivano sono edulcorate dal regime, Adam Johnson stesso, in un suo viaggio nel paese ha potuto visitare solo quello che i rigidi protocolli gli hanno consentito, quindi parte di quanto narrato si basa sui racconti degli esuli e parte è frutto di speculazioni dell'autore. Alla fine della lettura il messaggio chiaro e semplice che ci trasmette il libro è quanto siano terribili le dittature, che come la metafora usata nei campi di prigionia, succhiano il sangue dei cittadini.

ADAM JOHNSON
IL SIGNORE DEGLI ORFANI
EDIZIONI: MARSILIO
TITOLO ORIGINALE: THE ORPHAN MASTER'S SON

31 gennaio 2016

David Nichols - Un giorno


Un giorno credi di esser giusto
e di essere un grande uomo
in un altro ti svegli e devi
cominciare da zero...
(Edoardo Bennato)

Forse il celebre incipit di Bennato c'entra poco con il libro che ho appena letto ma mi andava di metterlo, e poi tutto sommato non è poi detto che non c'entri.

Appena cominciata la lettura mi era sembrato un libro abbastanza noioso, mi dava l'idea di un polpettone sentimentale in cui i due protagonisti, Emma e Dexter, non fanno altro che rincorrersi. Però mi incuriosiva perché mi ricordava qualcosa a me molto vicina anche se con mille differenze. Sebbene poi nel corso della narrazione non c'è nessuna storia vera e propria che decolli, pagina dopo pagina ha cominciato a prendermi, perché è la storia di una generazione, la mia. Tutti quelli nati fra i '60 e i '70 ci troveranno qualcosa di familiare. E alla fine c'è quasi scappato il lacrimone per unepilogo del tutto inaspettato. Non ricordo quando è stata l'ultima volta che ho provato emozioni di questo tipo leggendo un libro. Ne è stato tratto anche un film con la bellissima Anne Hathaway il cui titolo non è stato tradotto ed è uscito nelle nostre sale come One Day. Questo è uno di quei misteri dell'industria cinematografica italiana che non capirò mai. Vengono dati titoli in italiano assurdi ad alcuni film (uno su tutti: Se mi lasci ti cancello, il titolo originale è Eternal sunshine of the spotless mind che significa: gioia eterna della mente senza macchia), e un film come One Day non viene tradotto. Non l'ho ancora visto. Ma mi riprometto di farlo presto.

24 novembre 2015

[Recensione] Armando Polli - La cura della persona


È la prima volta che leggo un libro autoprodotto. Il primo appunto che mi sento di fare è puramente di tipo tecnico, la formattazione dell'ebook non è delle migliori. Mancano soprattutto le indentazioni delle prime righe dei paragrafi. Strano perché Streetlib, la piattaforma utilizzata dall'autore è stata creata dalla Simplicissimus Book Farm di quell'Antonio Tombolini che praticamente ha portato l'ebook in Italia (partecipai al primo storico BarCamp romano nel 2007 dove Il Tombolini in persona mostrò alcuni dei primi ereader, e da lì a poco me ne comprai uno).

Ho sempre pensato che leggere il libro di un'autore autpubblicato fosse una perdita di tempo. Visto il poco tempo che abbiamo per leggere tanto vale leggere autori già affermati. Ma non mi sono pentito affatto della lettura di "La cura della persona".

Vale le pena dire come mi sono imbattuto in quest'opera: una persona a me molto cara me l'ha consigliato perché riteneva che il protagonista mi assomigliasse in qualche modo. A parte la passione per la musica e la scrittura non ci ho trovato molte somiglianze devo dire. Che poi il protagonista, così come l'autore è un grande appassionato di Progressive, musica che non disdegno affatto, ma sebbene sia un ascoltatore onnivoro ho sempre preferito sonorità un po' più "sporche" come il blues, il rock (con molto blues) e ovviamente il jazz. Dove invece andiamo d'accordo è senza dubbio nel giudizio sulla West Coast che fa venire il mal di pancia anche a me.

Ma sto divagando, torniamo al romanzo. Devo dire che le prime pagine non invogliano molto a proseguire con la lettura, ci si imbatte subito infatti una serie di ricordi di infanzia e flussi di coscienza piuttosto noiosi, dopo aver resisito un po' finalmente comincia a prendere forma la storia, un sorta di giallo di provincia in cui il protagonista Nicola si trova in qualche modo invischiato nel rapimento di una bella ragazza di cui si invaghisce pur non avendola mai conosciuta. La mia impressione però è che la storia sebbene ben costruita almeno per i primi tre quarti, rimanga sempre sullo sfondo. Che cioè serva all'autore più che altro per propinarci ogni tanto i suoi ricordi e flussi di coscienza che continuano ad affiorare numerosi lungo tutto il corso dello scritto e che al lettore medio (io) potrebbero non interessare affatto.

Dicevo che la storia è ben costruita per i primi tre quarti, la parte finale poteva essere sviluppata meglio secondo me. Non mi è piaciuta la soluzione finale del giallo che ho trovato un po' patetica, ma tutto sommato congeniale al messaggio di "redenzione" che ha voluto darci l'autore. In quest'ottica possiamo senz'altro considerare "La cura della persona" un romanzo di formazione. Trovo molto curioso come tutti i personaggi che entrano casualmente nella storia siano collegati fra loro in quelche modo, la figlia di questo, il padre di quest'altro. Insomma un po' troppe coincidenze ma questo ci può stare anche se alla fine ne esce una storia per certi versi surreale.

Dove l'autore ha un grande talento è nella creazione dei personaggi, bastano pochi tratti per delineare personalità inconfondibili e che ci sembrano familiari in qualche modo (ogni appassionato di musica ha conoscituo almeno un Ennio nella vita). Originale l'idea di infilare nel romanzo una scheda con una specie di ritratto per ogni personaggio. Quello di creare tali schede è un consiglio che si trova in tutti i libri di scrittura creativa, ma di solito rimangono fuori, servono solo come riferimento personale all'autore, il quale in questo caso invece ce le ha infilate dentro permettendo al lettore di dare una sbirciata nella vita dei personaggi.

Vale la pena aver letto un libro se alla fine si ha la sensazione che ti abbia lasciato qualcosa dentro. E devo dire che alla fine quel "qualcosa" io ce l'ho trovato. Per le future opere consiglierei all'autore di concentrarsi di più sulla storia e meno sui ricordi e flussi di coscienza che sono la principale causa per cui di solito gli editori rifiutano i manoscritti.

Link utili
Il blog di Armando Polli con i rifermenti per chi fosse interessato all'acquisto del libro.


Un interessante sito di Armando Polli dedicato al Rock Progressive con numerose schede di gruppi anche misconosciuti

4 gennaio 2014

James Crumley - L'ultimo vero bacio

Il mio El Camino era un veicolo bastardo, mezza berlina, mezzo pick up, l'idea mezza scema di quei tipi di Detroit per accontentare i pigri cowboy da drugstore, gente che vuole guidare un pick up, senza dare l'idea di guidarne uno.

L'ultimo vero bacio (The Last Good Kiss) è senza dubbio uno dei più bei noir mai scritti. Uscito nel 1978, è da considerarsi un capolavoro in quanto benché il detective C.W. Sughrue presenti molte caretteristiche del tipico hard boiled di certa letteratura americana, cioé il tipo tosto sempre pronto a menare le mani e perennemente malinconico, il libro esce dai canoni tradizionali del giallo per creare un genere tutto suo. Per certi versi si può considerare un road book per la quantità enorme di chilometri che il protagonista macina con la sua Chevrolet El Camino, ed è una continua ricerca, non solo della ragazza scomparsa ormai da anni, che diventa un chiodo fisso, ma come nella tradizione del road book, la ricerca è anche introspettiva ed è finalizzata a mettere in risalto le storture della società americana. La prima versione italiana fu pubblicata nella serie "Il Giallo Mondadori" (N. 1712 del 22 novembre 1981), e successivamente ristampato ne "Il Classici del Giallo Mondadori" (N. 755 del 2 gennaio 1996); con una traduzione di Edoardo Erba che, sebbene sia in alcune parti tagliato secondo una politica tipica delle collane Mondadori per rientrare entro certi standard di lunghezza, a mio giudizio è da preferire rispetto a quella realizzata da Luca Conti per l'edizione Einaudi del 2004 (Collana Stile Libero Big N. 1312). È solo un mio giudizio personale ma ritengo che Luca Conti si sia preso qualche libertà di troppo nel cercare di rendere la parlata dei protagonisti, non si può proprio sentire il protagonista usare espressioni in romanesco tipo "sticazzi!"

Sinossi
Sembra un caso facile per Sughrue, reduce dal Vietnam e investigatore privato che ha seppellito ogni illusione sotto una colata di sarcasmo. Deve ritrovare Trahearne, uno scrittore stanco di quotidianità che ha cominciato a bere e sembra non voglia più smettere. Sughrue ne condivide appieno la deriva alcolica e così, quando lo trova, non c'è da stupirsi se i due partono insieme alla ricerca di Betty Sue, una ragazza che ha fatto perdere ogni traccia di sé quasi dieci anni prima. Una storia che si dispiega come un viaggio, fisico e mentale, attraverso vari stati d'animo e altrettanti stati geografici in un'America violenta e per certi versi caricaturale. Il romanzo d'esordio che ha salutato Crumley come uno degli eredi della grande tradizione americana.

3 aprile 2013

Massimo Gramellini - Fai bei sogni


Ho cominciato a leggere questo libro avendo solo una vaga idea di cosa trattasse. All'inizio sembrava interessante: il classico "romanzo di formazione" con 'sto ragazzino che cerca di crescere e affrontare la vita dopo un trauma (la morte della madre), ma più andavo avanti con le pagine e più mi rendevo conto che in effetti la storia era un po' blanda. Questo perché si tratta di un romanzo totalmente autobiografico. Certo scritto benissimo, scorre che è una bellezza, e in alcuni tratti è anche divertente; l'autore poi è più o meno della mia generazione e ci ho trovato dentro alcune cose della mia infanzia. Però ecco, non mi ha preso più di tanto.


18 marzo 2013

Jo Nesbo: “Il pettirosso”, “Nemesi” e “La stella del diavolo”


In realtà non si tratta di una vera e propria trilogia, ma fra i tanti intrighi dei tre romanzi c’è una vicenda che comincia ne “Il pettirosso” continua in “Nemesi” e ha finalmente il suo epilogo ne “La stella del diavolo”. È molto abile Jo Nesbo a scrivere libri che pur avendo una trama propria lasciano il lettore in sospeso come in una puntata di un telefilm americano per poi fargli acquistare il libro successivo.
Se “Il pettirosso” è veramente un bel giallo thriller, non si può certo dire lo stesso per gli altri due, non che siano particolarmente brutti, ma certamente sono inferiori rispetto al primo, almeno secondo me. Le vicende sono sempre intricatissime e zeppe di personaggi e a volte si fa fatica a seguirle anche per via dei nomi norvegesi che non sono facilissimi da ricordare; ma alla fine ci pensa sempre lui, il commissario Harry Hole della polizia di Oslo a risolvere tutto. Ispirato ai detective “hard boiled” della letteratura gialla americana, Hole è un tipo alcolizzato, solitario, con amori travagliati e un po’ rockettaro; ma con un’arguzia tale da fargli risolvere casi quasi impossibili proprio ogni volta che sembra che stia per essere buttato fuori dal corpo di polizia.

8 gennaio 2012

Clara Sanchez - Il profumo delle foglie di limone

Una delle conclusioni di questo bellissimo libro è che niente e nessuno sono ciò che sembrano e questo è senz'altro valido anche per "Il profumo delle foglie di Limone". La casa editrice Garzanti che ne ha pubblicato l'edizione italiana ha infatti usato una copertina e un titolo totalmente fuorvianti. Il titolo originale spagnolo è "Lo que esconde tu nombre": Quello che nasconde il tuo nome. Si tratta di un bel thriller psicologico in cui Julian, un vecchio repubblicano spagnolo sopravvissuto ai campi di sterminio di Mauthausen dà la caccia ad alcuni nazisti che si sono rifugiati in un paesino della costa spagnola. Riceverà aiuto da Sandra, una ragazza che si ritrova senza volerlo in una storia più grande di lei ma dalla quale ne uscirà più forte. Interessante la forma usata da Clara Sanchez per raccontare questa storia, la vicenda è narrata in prima persona alternativamente da Julian e Sandra ed è interessante vedere come alcuni fatti sono visti con occhi diversi se narrati da l'uno o dall'altra. Voto su Anobii: *****

24 dicembre 2011

Strumenti di scrittura, dropbox e altre cose

Sto aggiornando il blog così poco ultimamente che mi tocca fare una sorta di post "riepilogativo":-)

Come accennato mi sto cimentando nella scrittura di un libro. Uno dei primi problemi che sorgono quando si decide di intraprendere un'impresa del genere è: con cosa lo scrivo? Scartiamo da subito carta e penna. Possono andar bene per prendere qualche appunto quando si è in giro, ma per scrivere un libro penso non siano gli strumenti adatti. Considerando che mi capita di utilizzare più computer, all'inizio avevo pensato di usare LibreOffice (cioè un classico word processor) e salvare tutto su una pennetta da portarsi appresso. Il problema nasce dal fatto che ho la tendenza a lasciare la pennetta un po' dappertutto, quindi sono passato a Google Docs. Mi sembrava una buona idea, uno può scrivere dal browser mentre è online e ritrovare i documenti da qualsiasi computer collegato a internet; e proprio qui nasce il problema. Se per qualche motivo non si ha accesso a internet non si possono modificare i documenti (è possibile solo visualizzarli grazie a Google Docs Offline).
Così ho trovato una via di mezzo: usare LibreOffice con Dropboxmi sebra un'idea geniale. Dropbox ti dà a disposizione 2GB di spazio gratis. Una volta installato e aperto un'account crea una cartella che in un certo senso si può equiparare a una pennetta USB online. Tutti i documenti salvati in questa cartella vengono sincronizzati sul web e su tutti i computer dove si ha Dropbox installato. Se poi si usa un computer dove non c'è Dropbox basterà usare il browser e andare sul sito di Dropbox per trovarli lì. E' molto utile anche per fare sempre un backup online dei documenti più importanti, e funziona con Windows, Linux (testato con Ubuntu) e Mac.

Ultimi libri letti
ACCIAIO di Silvia Avallone non mi è piaciuto. La Avallone ha un'ottimo stile anche se qualche volta eccede nel turpiloquio, e non mi riferisco ai dialoghi per il quale può essere accettato, ma proprio nel corso della narrazione La storia però è debole e con molte contraddizioni (una su tutte: Francesca una delle protagoniste, non si voleva spogliare davanti l'amichetto per non fargli vedere i segni delle botte del padre, però stava sempre mezza nuda in spiaggia, mah!!!). Gli operai piombinesi si sono giustamente risentiti per essere stati dipinti come cocainomani (gli uomini) e puttane (le donne). Voto su Amobii: **

CIELO DI SABBIA di J. R. Landsdale bellissimo "road book" una storia americana con alcuni aspetti e personaggi volutamente grotteschi. Ci vedrei bene un film dei fratelli Coen da questo libro. Voto su Anobii: ****

Ultimi film visti
ANONYMOUS. Se nella prima stesura di questo post mi ero dimenticato di scriverne, vuol dire che non mi ha lasciato molto questo film in cui si ipotizza che Shakespeare era un impostore e le sue opere sarebbero state scritte da un nobile inglese.


THE ARTIST. Un film molto poetico, non avrei mai pensato che un film muto e in bianco e nero potesse piacermi così, ma d'altro canto la colonna sonora era fantastica!

Dimenticavo: BUON NATALE A TUTTI!!!

26 settembre 2011

I romanzi che ognuno dovrebbe leggere, parte 4

La quarta parte della lista (lunga) dei migliori romanzi di sempre secondo il Guardian.  (segue genere Commedia)



31. Jerome Klapa Jerome - Tre uomini in barca


Una versione gratuita di questo libro è disponibile su LiberLiber


32. James Joyce - La veglia di Finnegan




33. Franz Kafka - Il castello






34. John Lanchester - Gola





35. David Lodge - Scambi


36. David Lodge - Ottimo lavoro, professore





37. David Madsen - Memorie di un nano gnostico




38. W. Somerset Maugham -  Lo scheletro nell'armadio




39. Armistead Maupin - I racconti di San Francisco






40. Jay McInerney - Le mille luci di New York




Altri libri non disponibili in italiano:

Pictures from an Institution by Randall Jarrell
Lake Wobegon Days by Garrison Keillor
Death and the Penguin by Andrey Kurkov
L'Histoire de Gil Blas de Santillane (Gil Blas) Alain-René Lesage (Pubblicato in Italia da Garzanti con il titolo: Storia di Gil Blas da Santillana, attualmente fuori catalogo.)
The Towers of Trebizond by Rose Macaulay
England, Their England by AG Macdonell
Whisky Galore by Compton Mackenzie







19 agosto 2011

Luciano Bianciardi - La vita agra

Dopo il post su "Il giovane Holden" di Salinger e "La Noia" di Moravia ecco un altro libro della serie "intellettuali misantropi che scrivono in prima persona". Ma se su Anobii al Giovane Holden ho dato quattro stelle, e a La Noia tre, a "La vita agra" di Bianciardi non riesco a dare più di due stelle. Innanzitutto non c'è una vera trama. Il protagonista è quest'intellettuale di sinistra che va a Milano col proposito di far saltare in aria la Montecatini per vendicare l'incidente minerario di Ribolla del 1954 in cui perirono 43 lavoratori. Alla fine rimane inglobato nel sistema di cui diventa anche lui una pedina, ma non riesce a integrarsi totalmente, odia tutto e tutti, rimpiange il paesello e i suoi rapporti umani dove ha lasciato anche moglie e figlio (e pur tuttavia non si fa nessun problema ad andare a convivere con una donna che conoscerà a Milano) Non mi piace l'astio con cui descrive categorie di lavoratori e lavoratrici "le segretariette secche, senza sedere, inteccherite da parer di sale, col visino astioso e stanco." Non mi piacciono le numerose citazioni erudite che interrmpono continuamente la narrazione, non mi piacciono i numerosi "toscanismi" utilizzati. Non mi piace neanche la Milano che descrive, io non posso credere che fosse davvero una città così fredda e disumana. Si dice che la vita agra sia il primo romanzo italiano sulla contestazione, su quei germi che in seguito si sarebbero sviluppati negli anni di piombo. Ecco credo che in questo ci sia qualcosa di vero e si capisce che lo scopo del terrorismo tutto sommato era solo quello di distruggere la società sorta dalle rovine del dopoguerra col miracolo economico, non di migliorarla.

10 agosto 2011

Sulla fine della trilogia Millennium di Stieg Larsson

Stieg Larsson. 1954 - 2004
Ho appena finito di leggere il terzo e ultimo capitolo della trilogia Millennium di Stieg Larsson che comprende i seguenti libri:

1. Uomini che odiano le donne
2. La ragazza che giocava con il fuoco
3. La regina dei castelli di carta.


Vanno letti rigorosamente in ordine in quanto ogni romanzo successivo al primo contiene continui rimandi a quanto accaduto negli episodi precedenti. Larsson aveva in mente di scrivere dieci romanzi di questa serie, ma è morto dopo aver scritto i primi tre e prima che questi venissero pubblicati. Si dice che la donna con la quale lo scrittore aveva convissuto per 32 anni abbia in mano il quarto volume, ma non lo dà alle stampe per controversie con il padre e il fratello dello scrittore, i quali per la legge svedese sono gli unici ad avere diritto ai proventi derivati dalla vendita dei libri. Non mi dilungherò molto su questa vicenda in quanto in rete trovate migliaia di pagine che ne parlano. Quello che non sono riuscito a trovare però è una conferma a una mia ipotesi: ho come il sospetto che l'epilogo finale in "La regina dei castelli di carta" sia stato in qualche modo aggiunto, magari attingendo a sinossi, bozze o appunti lasciati in giro da Larsson. Alla conclusione delle vicende di questo ultimo libro (rimango sul vago per non anticipare niente a chi non ha ancora letto la serie) erano rimasti a piede libero alcuni personaggi che avrebbero potuto benissimo far parte di successivi episodi della serie. Per questo motivo quel capitoletto finale con ciò che accade alla vecchia fornace a me sembra sia stato incluso apposta per mettere in qualche modo la parola fine definitiva,. Ma ripeto, è solo una mia ipotesi che non ha alcun fondamento.

3 agosto 2011

La legge che proibisce lo sconto sui libri

A certe notizie viene dato pochissimo risalto nei media nazionali, questa per esempio è stata ignorata dalla maggior parte delle principali testate giornalistiche e radiotelevisive con l'unica eccezione del Sole 24 Ore. I nostri governanti li vediamo in televisione che fanno sempre finta di litigare, ma poi quando si tratta di promulgare leggi che vanno contro l'interesse dei cittadini sono sempre tutti d'accordo. E' stata infatti approvata al senato, con il voto di entrambi gli schieramenti politici (ad eccezione di due radicali) una norma che limita gli sconti sui libri, rispetto al prezzo stabilito dall'editore. Cito dal Sole:
compresa la cessione per corrispondenza, anche per e-commerce (spezzeremo le reni ad Amazon!), è permesso uno sconto massimo del 15%. Sono possibili promozioni per un solo mese all'anno (non dicembre, il migliore per le vendite) in cui lo sconto può arrivare al 25%; il 20% lo si potrà applicare alle fiere e manifestazioni internazionali tipo il Salone del Libro di Torino. Sconti liberi, invece, per libri antichi, rari, fuori catalogo o pubblicati da almeno 20 mesi. Saranno i comuni a vigilare sul rispetto della legge, la cui violazione sarà punita con severe sanzioni pecuniarie.
La scusa usata dai nostri legislatori è che in questo modo si salvaguardano le piccole botteghe contro il potere economico dei centri commerciali, delle grandi catene tipo Feltrinelli o dei siti come Amazon, IBS o BOL.
Ma cito ancora dal Sole:
Vediamo i difetti della legge. Prima di tutto l'ambizione del legislatore di entrare in ogni più piccolo dettaglio del mercato è sconcertante: promozioni , ma solo per un mese; sconto del 15% lì, del 20% là e libero per i libri usati (bontà sua). Un editto orwelliano alle vongole che se non fosse così dannoso farebbe sorridere. Il difetto fondamentale, naturalmente, è quello di emanare un diktat contro il consumatore e l'efficienza economica.

Nessuno con una faccia seria può affermare che obbligare per legge a tenere i prezzi più alti favorisce i compratori. Le tariffe obbligatorie, poi, deprimono anche il mercato nel suo complesso, perché diminuiranno le vendite e la diffusione dei libri, in barba alle finalità di protezione del "pluralismo dell'informazione" e di "diffusione della cultura" sbandierati dai promotori della normativa.
Aggiungo io che non è affatto un caso se i principali giornali hanno ignorato la notizia. Chi c'è infatti dietro La Repubblica? Il gruppo editoriale L'Espresso, leggi Feltrinelli. E chi invece dietro il Corriere della Sera? Il gruppo RCS, leggi Rizzoli. Non parliamo poi di Mondadori che appartiene a Berlusconi... Gente che ha solo da guadagnarci con questa legge...
L'articolo completo dal Sole 24 Ore, a firma di Alessandro De Nicola, potete leggerlo QUI

30 luglio 2011

I romanzi che ognuno dovrebbe leggere, parte 3

Segue la pubblicazione dei migliori romanzi di sempre secondo il Guardian. Certo va un po' a rilento, ma almeno ho tanto materiale per parecchi post! (segue genere Commedia)

21. Oblomov - Ivan Goncarov
Pubblicato nel 1859, Oblomov è uno dei capolavori assoluti della letteratura russa, un romanzo mirabile sia per l'affresco della società russa dell'Ottocento sia per la finezza psicologica con cui sono descritti i personaggi. Primo fra tutti dal protagonista Oblomov, preda di un'invincibile apatia che neppure l'amore sincero per la bella Olga riesce a vincere, divenuto emblema di un'intera condizione dell'animo umano.




22. Il vento nei salici - Kenneth Grahame
Questo racconto ha incantato intere generazioni di lettori, bambini e adulti. Questa edizione, adattata e illustrata da Inga Moore, trasmette la magia delle incredibili avventure degli animali che abitano sulle rive del fiume, un microcosmo dagli orizzonti limitati ma che sa creare l'atmosfera di ampio respiro dei grandi libri. Lo spirito e il leggero umorismo anglosassone sanno catturare lettori senza confini e barriere di lingua.




23. Il nostro agente all'Avana - Graham Greene
Il nostro agente all'Avana appartiene alla serie meno impegnata e nobile degli scritti di Greene ed è forse per questo che è particolarmente piacevole da leggere. È un romanzo breve e di scoppiettante allegria. Come tutti i capolavori anche questo libro ha diverse chiavi di lettura; al divertimento possiamo unire la profondità dei personaggi. Sebbene appena abbozzati, essi lasciano immaginare i drammi che la gente spesso chiude a chiave nell'armadio.



24. In viaggio con la zia - Grahm Greene
"Una volta fui presente a una cremazione prematura": attraverso questa frase memorabile, soprattutto se pronunciata a voce alta durante la cremazione di una congiunta, facciamo, nelle prime pagine di questo libro, la conoscenza di zia Augusta, dama smisuratamente eccentrica, formidabile esemplare di quella galleria di vecchie anticonformiste che sono una specialità della letteratura inglese. Insieme con noi ne fa la conoscenza il cinquantacinquenne Henry Pulling, suo nipote, educato, ironico, un po' timido, e che, dopo aver trascorso una decorosa esistenza in una banca della City, già pregusta un tranquillo life-end trascorso coltivando dalie nel suo giardinetto. L'incontro sconvolgerà i suoi piani: recatosi a casa della zia avrà la sorpresa di vedere l'urna con le ceneri della madre trasformata in un contenitore di marijuana; verrà poi coinvolto in uno sfrenato carosello che lo trascinerà ai quattro angoli del mondo, al seguito sempre della terribile parente, e gli farà conoscere un variegato universo di loschi trafficanti, di ragazzine hippie in via per Katmandu, di decrepiti avventurieri italici, di agenti della CIA.


25. Don-Camillo.- Mondo-Piccolo - Giovanni Guareschi
"Mondo piccolo" è una scelta dei racconti pubblicati, sotto lo stesso titolo, sul settimanale "Candido" e nell'ampia nota che precede la raccolta il lettore troverà tutto quanto può servire per ambientare e, in un certo senso, giustificare i racconti stessi.






26. Mark Haddon - Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte
Christopher è un quindicenne colpito dal morbo di Asperger, una forma di autismo. Ha una mente straordinariamente allenata alla matematica ma assolutamente non avvezza ai rapporti umani: odia il giallo, il marrone e l'essere sfiorato. Ama gli schemi, gli elenchi e la deduzione logica. Non è mai andato più in là del negozio dietro l'angolo, ma quando scopre il cane della vicina trafitto da un forcone capisce di trovarsi di fronte a uno di quei misteri che il suo eroe, Sherlock Holmes, era così bravo a risolvere. Inizia così a indagare...




27. Joseph Heller - Comma 22
"L'espressione Comma 22 è diventata, grazie a questo libro, emblema dell'assurdità e della demenza militare. Il protagonista è l'antieroico bombardiere americano Yossarian, ossessionato dal fatto che migliaia di persone sconosciute, a cui lui personalmente non ha fatto nulla, tentino continuamente di porre fine ai suoi giorni. Il romanzo si popola di personaggi stravaganti e irreparabilmente maniaci, che nella zelante applicazione della disciplina marziale mettono in ridicolo la ferrea e folle logica del Comma 22. Pubblicato per la prima volta nel 1963, questo romanzo è stato universalmente riconosciuto come il capolavoro della letteratura antimilitarista di tutti i tempi, per la rappresentazione grottesca della retorica militare della morte. Molti dei pacifisti che manifestavano davanti alla Casa Bianca ai tempi del Vietnam portavano appunto una spilla con lo slogan ""Yossarain vive"".


28. Nick Hornby - Alta fedeltà
Si può dividere l'esistenza con qualcuno che ha una collezione di dischi incompatibile con la propria? Si possono avere dei gusti terribili e allo stesso tempo essere una persona degna di essere frequentata? Le canzoni tristi rischiano o no di mettervi a soqquadro la vita, se le ascoltate senza moderazione?
Trentacinquenne appassionato di musica pop, ex dj e attualmente proprietario di un negozio di dischi in cattive acque, Rob Fleming è pieno di interrogativi che lo inquietano. La ragazza lo ha appena lasciato; se per caso ritornasse, sarebbe capace di amarla totalmente, disperatamente come adesso? E inoltre: non farebbe meglio a smettere una buona volta di vivere in mezzo ai cd e a trovarsi un vero lavoro, a farsi una vera casa, una vera famiglia?
Tormentato da questi non lievi problemi esistenziali, ed esulcerato dalla perdita, dalla gelosia, dal desiderio, Rob se ne va in giro per la Londra dei pub e della musica d'avanguardia, spesso divagando e svagandosi con esercizi mentali decisamente gratuiti anche se molto impegnativi. Ad esempio, si diverte a stilare classifiche - i top five di ogni tempo - su tutti i possibili argomenti: i migliori film, i migliori libri, i migliori complessi musicali, le migliori canzoni, persino le più grandi fregature amorose (le sue, naturalmente; ne ha avuto parecchie).
Appassionato, commovente, amaro, ma anche e soprattutto ironico, anche e soprattutto divertente, Alta fedeltà mette felicemente in scena le avventure, gli amori, i sogni, le disillusioni di una generazione (di trentenni) già piuttosto provata, ma ancora piena di voglia di vivere.


29. Bohumil Hrabal - Ho servito il re d'Inghilterra
Il libro esibisce una vasta gamma di registri, di storie, di aspirazioni. C'è un erotismo festoso; c'è un'assoluta passione per la vita, per le sue sorprese; c'è la voglia di denaro e di successo come ansia di riconoscimento; c'è la tristezza della vita come delusione e solitudine: c'è una festa di immagini e di poesia.





30. Howard Jacobson - L'imbattibile walzer
Il lato materno della famiglia è composto da "zitelle", coccolanti, apprensive e protettive; quello paterno da maschiacci, scopatori indefessi e donnaioli impenitenti. In mezzo c'è lui, Oliver. Che vive chiuso nel suo guscio. Anzi, chiuso in bagno dedito "a lunghe sessioni di amore solitario". Finché il padre non lo obbliga a uscire e a frequentare il circolo dove il giovane Oliver si dedicherà allo sport preferito, il ping-pong. Ed eccolo trasformarsi nell'imbattibile Walzer. Avrà così la sua iniziazione alla società, agli amici, al sesso. E il tuffarsi nella vita si traduce in un crescendo comico di situazioni, di battute e di gag.



Altri libri non disponibili in italiano
Brewster's Millions - Richard Greaves (George Barr McCutcheon)
Squire Haggard's Journal - Michael Green
Diary of a Nobody by George Grossmith (Pubblicato da Marcos y Marcos nel 1991 col titolo: Diario di un nessuno. - Al momento fuori catalogo)
Mr Blandings Builds His Dream House - Eric Hodgkins
The Lecturer's Tale - James Hynes
Mr Norris Changes Trains - Christopher Isherwood (Pubblicato da Einaudi nel 1993 col titolo: Mr Norris se ne va. - Al momento fuori catalogo)

27 luglio 2011

Leggere la pagina 99 di un libro per decidere se acquistarlo.

Secondo un articolo pubblicato oggi sulla versione online de Il Corriere della sera, per decidere se acquistare o meno un libro quando lo sfogliamo in libreria dovremmo leggere la pagina 99. La cosa non è tanto campata in aria come a prima vista potrebbe sembrare. Di solito infatti quando entriamo in libreria e ci mettiamo a girovagare per gli scaffali prendendo ogni tanto dei libri che ci colpiscono per il titolo e la copertina, leggiamo la quarta di copertina con la sinossi per vedere se l'argomento ci interessa, e poi magari l'incipit. Ma tutte le case editrici hanno fior di redattori che creano incipit e quarte di coprtina fatte apposta per attirare il lettore e far acquistare il libro.
La pagina 99 è arbitraria, gli editori non ci hanno dedicato lo stesso impegno profuso per l'incipit o la sinossi per non parlare della copertina.
A pagina 99 si è generalmente, più o meno, arrivati a un terzo del libro e si può quindi capirne il ritmo (posto che ne abbia uno), i personaggi sono già tutti o quasi entrati in azione, la storia è ormai nel suo pieno svolgimento e allo stesso tempo sarà difficile incappare in un colpo di scena decisivo che rischi di rovinare la suspense. È il punto perfetto per capire se c'è tensione, e se l'argomento ci interessa.
C'è poi un'altra teoria scondo la quale la pagina giusta per decidere se acquistare un libro dovrebbe essere la 69.

Il teorico della pagina 99 è lo scrittore inglese Ford Madox Ford:
Apri il libro a pagina 99 e leggi: ti verrà svelata la qualità di tutto il testo.
Mentre in favore della pagina 69 abbiamo Douglas Copeland:
Marshall non aveva la costanza di arrivare in fondo a un'opera che non lo avesse interessato dall'inizio - scrive Coupland -, e aveva sviluppato una tecnica per assecondare la sua impazienza: prendeva un libro dallo scaffale di una libreria, andava subito a pagina 69 e se non veniva incuriosito lo posava subito.
C'è però una considerazione da fare che non è stata contemplata dall'articolo. Per ogni libro esistono diverse edizioni, la pagina 99 (o 69) di un tascabile con i caratteri piccoli e molte righe pr foglio non sarà mai la stessa della medesima opera a copertina rigida.

Ne consegue che questo sitema non va certo preso come un metodo scientifico, comunque sia, aprire un libro e leggere magari la pagina 72, piuttosto che la 120 ci può fornire un'istantanea che può aiutarci a decidere se riposare il libro nello scaffale o portarlo alla cassa.

13 luglio 2011

Scrivere per piacere

Dal blog "Controfagotto" del giornalista di Repubblica Aldo Lastella, citando un'intervista allo scrittore Gianni Celati:
Io ho sempre scritto cose con cui gli editori non hanno fatto una lira. E questo, alla fine, mi ha dato una grande libertà. Sono tra coloro che ancora pensano alla scrittura come a un atto gratuito: si scrive per passare le serate, per coltivare l’ interiorità, perché la gratuità è fonte di contentezza. Invece ora pare che si scriva soltanto per fare colpo sul pubblico, per vendere copie, avvinghiati ai fatti e all’attualità, perdendo così completamente la dimensione avventurosa della scrittura, la sua potenza immaginativa. Vedi, in fondo scrivere racconti, favole, sonetti, è come spedire delle lettere. Anche se mi rendo conto che non è più tanto chiaro a chi queste lettere sono indirizzate. E poi, a ben vedere, anche qui salta fuori un tratto di ferocia. Perché gli autori si moltiplicano, lo spazio è quello che è, e dunque per esistere devi fare fuori qualcun altro: a cominciare dai banchi della libreria.